War reporter
di Andrea Angeli

Livio Senigalliesi appartiene a pieno titolo al nocciolo duro dei reporters che hanno fatto la storia del giornalismo internazionale nei Balcani. Uno di quelli che non ti ricordi più neanche come, quando e dove lo hai visto negli ultimi dieci anni. Di certo sempre nel posto giusto al momento giusto.

Provo a ricordare alcuni "hot spots" dove ho visto il suo ciuffo biondo spuntare tra macerie, carneficine, folle inferocite, esplosioni, colonne di profughi in fuga: la Sarajevo assediata, Mostar divisa, Bihac isolata, Brcko contesa, Srebrenica deserta, Gorazde agonizzante, le fosse comuni di Zvornik, i profughi della Krajina, le manifestazioni antiregime di Belgrado e poi naturalmente il Kosovo, provincia battuta in lungo e in largo da Livio quando altri a malapena sapevano dove fosse e cosa stesse succedendo. Ho citato questi luoghi senza sforzarmi di ricordare i nostri incontri.

Ho omesso Plitvice, Osijek, Vukovar, perchè io non ero ancora arrivato. Ma lui c'era, proprio lì dov'è iniziata la tragedia Jugoslava e sono certo di rivederlo dove il cerchio si chiuderà. Purtroppo le molte turbolenze all'orizzonte fanno ritenere che non tutti i focolai della Regione siano definitivamente spenti. In qualità di Addetto Stampa, troppo spesso chiuso in ufficio, ho sempre avuto il massimo rispetto e ammirazione per il lavoro dei fotografi di guerra, ultimi "cavalieri solitari senza macchia e senza paura". Ho spesso cercato di assisterli come potevo, quasi inutilmente perché solo la buona sorte puņ aiutarli.

Ammirando le foto di Senigalliesi, vi verrà di pensare a quante storie ci siano dietro. Se avremo modo d'incontrarci vi racconterò le difficoltà, le peripezie ed anche i rischi e i sacrifici che hanno comportato. Io ho tempo per raccontarvele, Livio pensa già al prossimo scatto.