Kosovo: Human Rights Watch condanna le bombe Nato

Il world report 2000 di HRW affronta l'intera questione relativa ai diritti umani nella regione balcanica, a partire dai mesi precedenti all'intervento Nato, fino all'odierno dopoguerra.
Vengono così passati in rassegna gli scontri tra ribelli dell'Uck e milizie serbe, i "bombardamenti umanitari" della Nato, le violenze delle bande paramilitari, la vendetta albanese nei confronti di Serbi e Rom, il delicato argomento dell'abuso sessuale sulle donne quale ignobile arma di guerra e pulizia etnica.
Dopo l'altalena di numeri proseguita per mesi ad uso e consumo della propaganda dell'una e della altra parte, sembra che finalmente si stia incrinando qualcosa nel muro di gomma delle verità ufficiali relativa al numero delle vittime di questo conflitto. Per un approfondimento di questi temi rimando alla consultazione dei siti internet www.hrw.org e www.corriere.it/kosovo.
Secondo gli esperti di HRW, 2.108 sono a tuttoggi le vittime albanesi riesumate dalle fosse comuni sparse in tutto il territorio del Kosovo.
Più di 250.000 sono i profughi serbi fuggiti dalla regione dopo l'intervento delle forze Nato. Per loro non ci sono aiuti umanitari nè progetti di rimpatrio.
Dal giugno '99, circa 1000 serbi sono stati uccisi o sono scomparsi, vittime innocenti come i 14 contadini massacrati nel villaggio di Gracko il 23 luglio '99 scorso.
La mancanza di polizia e organi giudiziari favorisce l'uso indiscriminato della violenza.
In questa situazione risulta più che mai difficile il lavoro degli esperti delle Nazioni Unite e del Tribunale per i crimini di guerra dell'Aja.

"Effetti collaterali":

Tutte le stragi dell'Alleanza
24 marzo '99 - colpita fabbrica chimica, nube tossica su Belgrado
6 aprile '99 - colpito centro di Aleksinac, prima strage di civili, 30 morti
9 aprile '99 - bombe sulla Zastava, 124 operai feriti
12 aprile '99 - centrato un treno passeggeri sul ponte di Grdelica, 16 morti
19 aprile '99 - colpita la raffineria di Pancevo, nube tossica
23 aprile '99 - missili sulla TV di stato di Belgrado, 10 giornalisti uccisi
28 aprile '99 - strage di Surdulica, muoiono 16 civili di cui 12 bambini
1/3 maggio '99 - colpiti autobus di profughi a nord di Pristina, totale 17 morti
7 maggio '99 - cluster bombs sull'ospedale di Nis, 14 morti
7 maggio '99 - colpita l'Ambasciata Cinese di Belgrado, 4 morti
9 maggio '99 - colpito un convoglio di profughi nei pressi di Korisa, 87 morti

Nei raid aerei della Nato sulla Jugoslavia sono stati utilizzati:
1200 aerei per un totale di 26.289 missioni
21.000 missili e bombe
nel corso degli attacchi aerei su 995 target, sono stati scaricati 21.700 tonnellate d'esplosivo, 35.450 cluster-bombs e 31.000 ordigni all'uranio impoverito (DU)
L'Uranio impoverito: costa poco e avvelena molto
9 aprile '99 - Il portavoce Nato Jamie Shea dichiara: "Non usiamo alcuna arma radioattiva in Jugoslavia".
17 aprile '99 - L'addetto stampa militare della Nato Generale Giuseppe Marani ammette: "Proiettili anti-carro all' Uranio impoverito (DU) sono usati dai piloti Nato contro le forze serbe in Kosovo".
3 maggio '99 - Il Pentagono conferma che le forze Nato fanno uso di armi al DU. Si tratta di proiettili PGU-14 che contengono 272 gr. di DU, sparati da aerei A-10 ed elicotteri Apache.
L'uranio impoverito utilizzato dagli USA già fin dagli anni '70 in precedenti conflitti, è un residuo del processo di arricchimento dell'uranio naturale per scopi energetici o applicazioni militari. I proiettili al DU per la loro elevata capacità perforante vengono utilizzati contro carri armati, blindati o bunker. L'uranio a contatto con l'aria, s'incendia creando una nuvola di particelle molto piccole (aerosol), altamente tossiche e radioattive.
La pericolosità di tali sostanze per l'uomo e per l'ambiente è stata scientificamente accertata. La Commissione Onu per i diritti umani, con la Risoluzione n°1997/36, ha condannato l'uso di armi al DU, considerandolo contrario alle norme del Diritto Internazionale.
Per ulteriori informazioni consultare il sito internet: www.grid.unep.ch/btf