La televisione va alla guerra
di Ennio Remondino

La televisione non ha certo inventato la guerra, ma ne è diventata ormai la sublimazione, lo strumento indispensabile per confermare o distruggere le regioni stesse di un conflitto, per esaltarne valori (o bugie) etici e umanitari, per enfatizzare un atto esemplare. (...) La guerra, spiegava già nel 1989 Edward Luttwak, pur essendo un gran male, possiede una virtù: 'Può risolvere i conflitti politici e condurre alla pace'.
La guerra come strumento di pace è un’audace provocazione. Forse è per questo che ogni suo protagonista vorrebbe fosse spiegata proprio così, un male necessario rivolto al bene, un dramma estremo da raccontare rigorosamente in bianco e nero, senza sfumature di dubbio, da una parte sola della linea del fronte, con i nemici bene individuati e gli amici tutti schierati, possibilmente in divisa per rendere più facile riconoscere le appartenenze.
I generali – soprattutto i nostri dell’Alleanza Atlantica, che alle esigenze della democrazia e dei valori umanitari devono badare con più attenzione – la questione la spiegano così:
'La real politik di una guerra, in una democrazia moderna che si regge sul consenso popolare, deve ammantarsi sempre di ideal politik'. In una battuta, lanciare bombe e assieme latte in polvere, guerra e aiuti umanitari, occupazione militare e democrazia. Ideal politik a tutti i costi, senza che il racconto degli errori lungo il percorso possa far emergere dubbi, documentare anche l’aspetto brutale della real politik che si esprime sul campo di battaglia.
L’ordine politico e militare è arruolare i media e la televisione per la legittimazione della guerra. (...)

Ennio Remondino, inviato speciale tg1 - RAI
brano tratto da 'La televisione va alla guerra' - Sperling & Kupfer